Visioni dal futuro

Insieme invochiamo, progettiamo e creiamo la costruzione del futuro, comprendendo tutto in un’unica forma: l’architettura, la scultura e la pittura.
Walter Gropius

Con queste parole, nel 1919, anno in cui divenne direttore del Bauhaus, Walter Gropius introduceva la sua concezione di forma d’arte totale come tassello indispensabile nella vita quotidiana dell’uomo. L’arte doveva essere lo strumento attraverso cui fondare una nuova società sulla base dei valori della democrazia e dell’uguaglianza.

Quasi 100 anni più tardi, la Commissione Europea avvia il progetto del New European Bauhaus. Come il Bauhaus originario, lo scopo è di riunire diversi attori della società, con lo scopo di immaginare e costruire assieme un futuro inclusivo e sostenibile.

Milano Green Forum Museum è entrato a far parte del network di New European Bauhaus nell’ottobre del 2021. Nel corso della  prima edizione del Festival del New European Bauhaus – 9-12 giugno 2022 – partecipa come evento satellite ufficiale con un programma di incontri e workshop volti ad approfondire il tema della sostenibilità e a educare a un futuro più sostenibile.

Crediamo che l’educazione sia il punto cardine nello sviluppo di un futuro migliore. Come in una staffetta, il cambiamento culturale deve passare di mano in mano di generazione in generazione, inseguendo i valori della sostenibilità, dell’estetica e della qualità dell’esperienza e dell’inclusione.

Gli istituti di formazione sono i luoghi dove si formano le menti del futuro e si sviluppano le idee del futuro.

La mostra “Visioni dal futuro” coinvolge infatti alcuni progetti elaborati da studenti provenienti da cinque università europee – Aalto School of Arts, Design and Architecture Finlandia, Burren College of Art and Art & Ecology Irlanda, University of applied arts Austria, Material Ballance Research Politecnico di Milano Italia, Laba Italia – con lo scopo di costruire un ponte verso il futuro tramite le loro voci.

La mostra è organizzata in quattro sezioni: Nuovi materiali, Design e Archiettura, Arte, Performance

Mostra realizzata anche grazie al contributo di Silvia Bonaventura.

Anno:

2022

NUOVI MATERIALI

Garden – Exploring the possibilities of glass waste with the help of glass casting techniques

Designer – Anne Hirvonen
Tesi di master. Programma di Master in Design Contemporaneo. Scuola di Arti, Design e Architettura dell’Università di Aalto, Finlandia

Nella primavera del 2021, nella mia tesi di laurea magistrale, ho esplorato le possibilità di recupero dei rifiuti di vetro con l’aiuto di tecniche di fusione. L’argomento è stato affrontato dal punto di vista dello sviluppo sostenibile, dell’economia circolare e dei flussi di materiali. In questo lavoro ho imparato a conoscere le materie prime utilizzate nella produzione del vetro. Una migliore conoscenza di questi materiali aiuta ad approfondire la nostra comprensione del valore dei materiali riciclati come risorsa utilizzabile accanto alle materie prime vergini.

La tesi è stata svolta in collaborazione con Fiskars Group, Iittala. Durante il mio lavoro, ho avuto modo di conoscere i rifiuti di vetro generati dalla fabbrica di vetro Iittala, ma che non potevano ancora essere riutilizzati in fabbrica. Attraverso test sui materiali e sulle tecniche di fusione eseguiti presso la Iittala Glass Factory, ho esplorato il comportamento del vetro e il modo in cui influiva sul risultato finale. Ho anche esplorato le opportunità di nuove idee e modelli operativi che consentano di utilizzare il materiale di scarto generato come flusso secondario della produzione presso la Iittala Glass Factory.

Tesi completa
www.annehirvonen.com

© Foto di Aleksi Tikkala, 2021. Colata di vetro realizzata da Jorma Huovilainen con l’assistenza degli studenti della scuola di vetro del Tavastia Vocational College presso la Iittala Glass Factory, 2021.

Flower Matter

Designer – Irene Purasachit
Tesi ARTS, corso minore CHEMARTS (Scuola estiva CHEMARTS e corso Design Meets Biomaterials), Università Aalto, Finlandia

Irene Purasachit indaga i processi di progettazione di un materiale biobased innovativo dal punto di vista di un designer, utilizzando come caso di studio i rifiuti floreali di Bangkok, in Thailandia, attraverso la sua tesi “The Designerly Approach in Material Development: a design-led exploration of surplus flowers as raw material”.
La ricerca è partita da un’analisi di base sulla situazione attuale dell’industria dei fiori recisi prima di passare allo sviluppo di materiali a partire dai rifiuti floreali.  Una parte dello sviluppo è sfociata in “Flaux”, un tessuto non tessuto/foglio flessibile/materiale simile alla pelle ricavato dai petali dei fiori che non contiene coloranti artificiali e ingredienti a base di petrolio.
Durante lo sviluppo, è stata sottolineata l’importanza della localizzazione degli ingredienti, della scala di produzione e di quattro aspetti delle proprietà del materiale: resistenza, idrorepellenza, consistenza e colore, che sono importanti per il futuro sviluppo di materiali innovativi a base biologica.
La tesi di Irene si espande poi nel suo progetto attuale, “Flower Matter”, un ricerca in corso su come valorizzare in modo sostenibile gli scarti dei fiori e consentire la circolarità dell’industria dei fiori recisi attraverso materiali rigenerativi.

Link al progetto
https://irenepurasachit.com

© Foto di Soracha Anghin e Irene Purasachit

2030-life after plastic

Designer – Yael Siman Tov
Laba, Italia

L’obiettivo del Progetto  “2030-life after plastic” è quello definire alcune delle questioni più discusse negli ultimi anni per mettere in discussione il nostro modo di fare e consumare fino ad ora e le nuove soluzioni per la crisi climatica create da noi – esseri umani. Sir Terence Conran disse  “Dobbiamo immaginare il mondo non come lo è, ma come dovrebbe essere”. Noi, i designer del futuro, abbiamo la possibiltà di influenzare notevolmente l’atteggiamento dell’uomo nei confronti dell’ambiente – aumentando la consapevolezza dei consumatori ai prodotti che non danneggiano il futuro dell’ambiente, degli animali e dell’uomo.
Credo che si possa creare una relazione reciproca e positiva tra l’uomo e l’ambiente attraverso  la ricerca approfondita e continua di modi e metodi per fare del bene alla natura. L’integrazione della teoria dell’economia circolare in un progetto di design mi ha aiutato a capire che la sostenibilità si misura principalmente dalla nostra capacità di designer e di esseri umani in generale di sfruttare tutte le nostre conoscenze e capacità a vantaggio di trovare soluzioni future. Solo mettendo in comune tutte le risorse a beneficio dell’obiettivo, possiamo ottenere risultati e, naturalmente, goderne. Non è facile, ma ne vale la pena.
La creazione della collezione di oggetti monouso “xenia” rappresenta l’unificazione della teoria dell’economia circolare, del design ecologico e della comprensione dei bisogni del 21° secolo. Non è stata esclusa la necessità di un prodotto “usa e getta”. È stata convertita in una soluzione ecologica, che ha creato la possibilità di utilizzare una materia prima esistente (e naturale) per un altro ciclo di vita e la creazione di un prodotto completamente nuovo.

Albert Einstein diceva che “Non possiamo risolvere i nostri problemi con il pensiero che abbiamo usato quando abbiamo creato”. Lo penso anch’io.

Burnt

Designer – Henriikka Pahkala
Tesi di laurea – Università Aalto, Finlandia 

Burnt è una serie di sculture in vetro ispirate agli alberi che crescono sulle rive del Mar Baltico. Gli alberi in riva al mare hanno una vita difficile. Le condizioni artiche, il vento, l’acqua e il ghiaccio li mettono alla prova per tutta la loro vita. A volte le condizioni sono troppo difficili e gli alberi cadono, annegano e perdono i loro rami.
La corteccia, le pigne e i legni alla deriva raccolti dalle spiagge sono stati utilizzati come materiale di stampo per le sculture in vetro bruciato. Il materiale organico è attaccato a uno stampo costruito con una rete metallica flessibile. Quando il vetro caldo viene soffiato in uno stampo, riscalda la rete metallica e lo stampo si flette e si rigonfia ai bordi in modo leggermente diverso. In questo modo, gli oggetti provenienti dallo stesso stampo sono tutti unici.
Il materiale organico negli stampi brucia e si assottiglia dopo diversi colpi. Quando la corteccia, le pigne o i rami sono troppo consumati, vengono rimossi e sostituiti con altri nuovi. Il materiale degli stampi è stato raccolto e trovato, quindi non è necessario abbattere alberi vivi per creare questi oggetti di vetro.
La serie è composta da piccoli oggetti di colore soffiati in stampi costruiti con corteccia o pigne, e da grandi sculture luminose in cui il materiale dello stampo è costituito da pigne o legni di scarto. The Burnt è iniziato con il corso di Experimental Design dell’Università di Aalto tenuto da Anna Van Der Lei. Da lì, l’argomento si è esteso al lavoro di laurea di Henriikka Pahkala. Burnt è ancora un progetto in corso che prevede altri esperimenti in futuro. Per questo motivo, tutte le opere sono numerate e denominate con il nome del progetto Burnt.
La serie è stata realizzata in collaborazione con i soffiatori di vetro locali Orcum Erdem e Paula Pääkkönen.

DESIGN E ARCHITETTURA

CHAMELEON JOINT – Un sistema costruttivo sostenibile in bambù e plastica riciclata in Tanzania

Designer – Emanuel Jicmon
Progetto di laurea – Politecnico di Milano, Italia

La plastica, grazie alla sua economicità, versatilità e durevolezza, è uno dei materiali più utili alla società moderna che, a causa di una gestione dei rifiuti insufficiente e un mancato riciclo del materiale, ha prodotto danni ambientali irreversibili.
Più di 8.300 milioni di tonnellate di plastica vergine sono state prodotte a livello globale negli ultimi 60 anni, scenario in cui solo la Tanzania ha registrato circa 3.000 tonnellate di PET, polipropilene, polietilene ad alta e bassa densità ogni anno. Lo smaltimento improprio dei rifiuti nel Paese ha causato un inquinamento da plastica: viene, infatti, raccolto solo il 34% dei rifiuti di cui solo il 2% viene riciclato.
La sostenibilità è il principio fondamentale del progetto che conferisce all’architettura il ruolo di affrontare tale minaccia ambientale proponendo un sistema costruttivo sperimentale da implementare nel villaggio di Kerege, in Tanzania. L’idea è quella di realizzare con la comunità una struttura reticolare effimera in bambù e plastica riciclata: un mercato nel quale esibire i propri prodotti agricoli generando un’economia locale circolare.
Il punto chiave è la progettazione e in seguito realizzazione di un nodo, una connessione strutturale tipo denominata “Chameleon Joint” in plastica riciclata (rinforzata con fibre naturali) integrandola con la risorsa verde rinnovabile più abbondante della Tanzania: il bambù – aprendo nuovi approcci sostenibili per affrontare l’inquinamento da plastica.

Kulturhaus

Designer –Giacomo Fabbrica
Progetto di laurea – Politecnico di Milano, Italia

Il progetto di tesi riguarda l’ampliamento e il completamento del The Float Building (by RPBW) situato nella zona portuale della città di Dusseldorf: Hafen. L’innesto urbano richiesto va a riqualificare un’area di 4000 m2, attualmente utilizzata come parcheggio al centro di un contesto urbano in continua trasformazione.
“Kulturhaus” è un centro culturale che ospita un auditorium, spazi affittabili per co-working e riunioni, spazi espositivi caratterizzati da un free-layout e una caffetteria. La progettazione coinvolge anche un giardino urbano con piantumazione anti-smog, un luogo verde e ricreativo per l’area circostante. L’approccio tecnico-sostenibile è stato un tema fondamentale: da un lato il tema della sostenibilità ambientale pesando le scelte materiche e tecnologiche, dall’altro la sostenibilità urbana facendo attenzione agli spazi, alla morfologia urbana e al programma. Il sistema costruttivo a secco utilizzato permette di ridurre gli impatti ambientali durante le fasi di costruzione e alla fine della vita utile dell’organismo edilizio. Il sistema di facciata ventilata, l’attenzione all’esposizione e la ventilazione naturale sono tematiche approfondite che rendono l’edificio “un organismo vivente capace di respirare”.
Questo elaborato ambisce ad essere un report investigativo e progettuale del metodo RPBW, svelando i passaggi di un processo che coinvolge fasi analitiche, interpretative, progettuali e grafico rappresentative.

MELARIA

Designer – Gaia Gorelli
Progetto di laurea – Laba, Italia

Il progetto prevede la realizzazione di un prodotto capace di sviluppare un processo di riflessione e comprensione profonda la quale sfocia in reazioni circolari utili al benessere degli insetti impollinatori, dei cittadini e dei contesti urbani o periurbani.
Melaria, pratica, compatta e trasportabile, è dotata di un apposito meccanismo che consente l’estrazione dei favetti dai melari senza l’intervento invasivo dell’uomo. Tale meccanismo media l’interazione diretta tra uomo e api, annullando fattori di stress per entrambi. Compiendo semplici azioni, il miele è presto raccolto e pronto per essere condiviso. Il progetto nasce per essere destinato alla collettività ed, in tale caso, è previsto che le associazioni dedite alla cura dell’apiario urbano e collettivo distribuiscano i favetti di miele ai cittadini aderenti.

IL PACKAGING

Il packaging del favetto è composto da quattro elementi: Il sacchetto in Mater-Bi, una bioplastica per contenere il favetto ed isolare il miele dall’aria. La scatola, in cartoncino alimentare Delipac 360 g/m2, a forma di bauletto che contiene e protegge il tutto da eventuali sollecitazioni esterne.
Il trasporto di quest’ultima è facilitato dalla particolare chiusura resa possibile dall’incastro con un profilo a sezione ellittica, rigido, in carta kraft. All’interno di tale profilo vi è una pergamena decorata di carta piantabile.
Il packaging è pensato affinché l’utente abbia una partecipazione attiva.

ContaminAzioni

Designer – Alessia Lo Preiato
Progetto – Laba, Italia

La crisi climatica è sempre più evidente, se accompagnato dall’importante tasso di crescita demografico, diviene necessario ripensare e progettare sistemi di approvvigionamento dei beni di prima necessità affinché tutta la popolazione possa avere accesso al cibo, riducendo sprechi alimentari, accorciando la filiera di produzione e adattando i nuovi sistemi tecnologici per una produzione propria, conviviale e consapevole.
ContaminAzioni si tratta di una proposta di valore che mette al primo posto ambiente e mutuo sostentamento tra uomo e mondo vegetale, rendendo efficiente e vantaggiosa l’integrazione del verde nell’assetto urbano: un orto verticale dove le piante non sono più una mera decorazione, ma il simbolo di una nuova concezione che contraddistingue lo spazio urbano, dove il disegno dell’oggetto nasce dall’utilizzo di tubature in pvc – completamente riciclabili – di uso edilizio, sviluppando un orto capace anche di forzare in maniera naturale l’aria inquinata a passare attraverso le radici e le foglie delle piante, depurandola. Sfruttare la tecnologia aeroponica consente di far crescere le piante in maniera molto più rapida e risparmiando il 90% di acqua rispetto ai sistemi tradizionali, inoltre la scelta di usare solo la luce solare intende privilegiare una coltivazione che vada a rispettare la stagionalità dei prodotti, ricadendo anche nella scelta delle piante – ciclo breve, a foglia ed erbe aromatiche – tenendo conto del territorio e rispettando i cicli naturali di vita della pianta.
L’invito è quello di considerare l’ambiente in cui viviamo come un sistema iperconnesso, dove noi umani siamo una piccola parte di questo

New Winds, Green Sails – Metodo di progettazione per materiali compositi a base di fibre naturali in ambiente marittimo

Designer Jean Munck
Progetto di tesi –  Università Aalto, Finlandia

Negli ultimi anni, i materiali compositi a base di fibre naturali si sono imposti all’attenzione dei progettisti come una valida alternativa ai più tradizionali materiali sintetici. Nell’industria nautica c’è stato un grande interesse nel trovare un’alternativa alla fibra di vetro e di carbonio. Questi materiali, infatti, si sono rivelati una sorta di arma a doppio taglio, causando inquinamento durante il processo di produzione iniziale e alla fine del loro ciclo di vita. La canapa, la juta e il lino sono stati indicati come possibili sostituti, grazie alle loro proprietà simili. Ma che impatto hanno questi materiali sul processo di progettazione e quanto sono realmente responsabili? Per verificare questo aspetto, ho creato un concetto di gommone che si basa su questi materiali. Ho seguito un metodo di progettazione che mira a trovare soluzioni materiali sostenibili. Questo metodo è stato creato da Granta design, l’azienda che cura anche Edupack, uno dei più completi database di materiali disponibili per designer e ingegneri.

SUSTAINABLE TECHNOLOGIES AND MECHANICAL BUILDINGS.
Eco-Architectures/Pavilions for the “Biblioteca degli Alberi”, Milan

Studenti del laboratorio didattico Technological and Environmental Design, Politecnico di Milano, Italy

Lo studio condotto nel laboratorio didattico Technological and Environmental Design considera l’applicazione dei principi propri delle teorie e delle pratiche di Material Balance attraverso l’elaborazione esecutiva di costruzioni sostenibili, ideate in forma meccanica e stratificata a secco, al fine di favorire le procedure di montaggio, di smontaggio e di riciclo. Nello specifico, lo studio svolto dagli studenti esamina la formulazione di strutture, di installazioni e di padiglioni concepiti quali sistemi a servizio della Biblioteca degli Alberi a Milano. L’esperimento considera i criteri di architectural engineering, di progettazione esecutiva e di simulazione delle modalità di interazione ambientale, conducendo alla messa a punto di strategie costruttive, di componenti edilizi e di interfacce tecniche capaci di favorire la realizzazione in modo equilibrato con il contesto e con gli edifici esistenti, sostenendo l’impiego di materiali naturali per la “stratificazione meccanica” degli organismi architettonici. Inoltre, lo studio si esplicita per l’adesione ai principi della sostenibilità ambientale secondo la concezione degli elaborati in forma di strumenti di guida e di istruzione per la costruzione, in modo da simulare la riduzione dei pezzi, la visualizzazione delle parti e dei pezzi da montare/smontare fino all’ottimizzazione di spazi e superfici.

ARTE

Senza Titolo

Lindsay LeBlanc, Università Burren, Irlanda

Le fondamenta della mia pratica artistica sono radicate nell’artigianato e nei cicli vitali naturali, traendo ispirazione dal regno della magia, della fantascienza e del fantasy.
Dal punto di vista estetico, le mie sculture esplorano le nozioni di paura e di inquietudine come strumento per generare nuovi significati intorno alle idee di una futura relazione ibridata tra esseri umani e piante. Endotizzo gli spazi per dare agli spettatori una visione dei modi in cui virus, predatori, sostanze chimiche e adattamenti ecologici influenzano tutte le specie sulla terra attraverso il consumo e la vicinanza. Il mio lavoro chiede allo spettatore di vedere la vita botanica costituita dalle stesse cose che consuma, di immaginare un’esistenza in cui non si agisce solo sulla natura, ma la natura agisce anche su di noi. In studio, ho un approccio tecnico multidisciplinare che si avvale della mia esperienza pluriennale nelle arti del vetro e nell’installazione teatrale. Incorporo vetro, fluidi, luci, ombre e tecniche di installazione immersiva per inquietare gli spazi che abitano. Illuminando le ambiguità che nascono dall’incontro dell’uomo con la natura non umana, il mio lavoro propone una futura coesistenza con la natura ambientale attraverso conversazioni eco-critiche e un’agenzia materiale. Le mie indagini scultoree evocano conversazioni, curiosità, coinvolgimento del pubblico e riflessioni profonde sulla cura delle multispecie all’interno di spazi liminali, anche se complicati dalla paura.

Past, Present, Future, 2022

Catherine McDonald Università Burren, Irlanda

La fantascienza ha previsto il pericolo ecologico molti anni fa e ha un legame diretto con la consapevolezza del clima nella sua capacità di creare storie che rispecchiano le preoccupazioni contemporanee.
Past, Present, Future si basa su una narrazione di fantascienza ed è un progetto di installazione in corso. Ogni installazione di quest’opera racconta la storia di cinque creature di argilla e del loro viaggio per raggiungere l’immortalità. Il loro obiettivo è fondere i loro corpi al pianeta attraverso la fossilizzazione e combinarsi con la flora nella speranza di riprodursi con successo. In questo modo, esisteranno nel passato, nel presente e nel futuro, sfuggendo alla paura dell’oblio. Questa storia allegorizza l’ambizione umana di appartenere al passato della Terra e di espandersi nel futuro attraverso la procreazione o la colonizzazione di altri pianeti.
Lo spettatore umano diventa un partecipante alla narrazione, attraverso il sottile spostamento del suolo sotto i suoi piedi. Il partecipante è circondato da entità viventi che agiscono autonomamente. Non ha alcun controllo su queste entità, ma è comunque sottilmente consapevole del piccolo impatto che ha sull’ecosistema semplicemente camminando. L’opera è quindi utilizzata come microcosmo di questioni ambientali globali più ampie; un’opera d’arte che richiama l’attenzione sulla comprensione da parte dell’uomo del proprio posto e del proprio impatto sul macrocosmo del pianeta Terra.

Senza Titolo

Katerina Gribkoff, Università Burren, Irlanda

La mia pratica cerca di intrecciare un sistema di creazione artistica con complessi sistemi viventi di crescita e coltivazione. Il giardino è al centro del processo artistico, come fonte di materiale, galleria per l’esposizione, deposito per le opere in decomposizione e palcoscenico per l’interazione pianta-persona-trame.

Nel mio lavoro, mi propongo di comprendere la posizione dei materiali all’interno di reti di intrecci tra entità umane, non umane e non viventi, e il potenziale dei materiali nel favorire migliori connessioni tra i mondi umani e quelli più che umani. Visitando fattorie e giardini, mi confronto con i sistemi di crescita mantenuti per comprendere meglio le realtà materiali imperfette della collaborazione con le piante. Rispecchiando l’uso che un giardiniere fa del materiale, utilizzo l’abbondante, il locale, l’usato, lo scartato: ciò che è disponibile e ciò che soddisfa un bisogno.

Pensando all’affermazione di Donna Haraway secondo cui “la realtà è un verbo attivo”, posso intendere il fare arte come un processo di co-costituzione tra vita umana, non umana ed entità non viventi.

Il lavoro stesso è collaborativo e si impegna direttamente con le piante da tintura nelle aiuole del mio giardino e nei vasi dello studio. La mia metodologia comprende la coltivazione e il foraggiamento per ottenere tinture, inchiostri, pigmenti e macchie di origine vegetale; il lavoro con i tessuti, tra cui cotone, lana e sacchi di terra; la costruzione di strutture in collaborazione con la crescita delle piante. Faccio attenzione quando ipotizzo i bisogni della pelle delle piante, muovendomi lentamente e intenzionalmente, facendo improvvisazioni istruite attraverso atti di trapuntatura, rimbocco e imbottitura.

http://www.katerinagribkoff.com/

Graft

Brandon Lomax, Università Burren, Irlanda

Nel mio ultimo lavoro, mi sono concentrato su accoppiamenti limitati (spesso binari) di materiali come mezzo per creare tensione e provocare riflessioni. In molte delle mie ricerche in studio, ho associato materiali fabbricati (prevalentemente vernici e/o corde di chitarra) a detriti trovati in natura. Il tutto mantenendo una prospettiva antropocentrica come strumento per accedere all’empatia umana.
Ho preso in considerazione idee di collaborazione e intervento umano e multispecie. Inondata dall’urgenza del linguaggio della crisi climatica e dal sensazionalismo popolare, ho sentito sempre più il bisogno di scaricare una certa pressione interna. Sto riconsiderando la tecnologia come un bene culturale di cui informare un protagonista della storia, piuttosto che il cliché del cattivo distopico che spesso viene fatto passare per tale. Dopotutto, abbiamo più capacità che mai di condividere e diffondere informazioni grazie ad essa. Utilizzando la tecnologia a vantaggio della crisi climatica, la nostra risposta può diventare un riorientamento più fattibile piuttosto che un improbabile arresto totale.
Versando la vernice tossica a base di polimeri su un ramo di un albero, si verifica un’attivazione. C’è qualcosa che sembra e si sente contrario al codice etico comune. Ricreare questa attivazione centinaia o addirittura migliaia di volte crea un’interruzione o una distorsione della nostra normale percezione del tempo. Un’altra osservazione: le piante crescono di uno strato di pelle alla volta (per esempio, centinaia di anni di crescita di un albero), ed è lo stesso modo in cui alcune nuove opere d’arte stanno “crescendo” nel mio studio. Allo stesso modo, il mio senso del tempo nel contesto della mia mente lavorativa si è distorto, tanto che la mia produzione di lavoro ha iniziato a sentirsi più in sincronia con i cicli della terra e con lo sviluppo della crescita organica a lungo termine, piuttosto che con un programma progettato intorno a specifici rituali umani. Sto creando una sorta di ciclo di coltivazione artificiale il cui risultato, scala e successo si articolano ogni giorno di più.
Facendo leva sull’estetica minimale, sul primitivismo e sull’installazione, lavoro per dare forma e funzione a ciò che è considerato inconoscibile o forse semplicemente al di là della capacità cerebrale umana.
Abbraccio la creatura volatile che si nutre in egual misura di spiritualità e scienza quantistica. Mi diletto con idee complesse di multidimensionalità e trascendenza per esplorare i regni dell’emozione umana e la sua connettività intangibile con tutto ciò che esiste nel mondo più che umano. Mi affido a un’estetica minimale per moderare questa conversazione e fornire accessibilità. Mi piace trovarmi invischiato nelle reti che collegano tutte le cose e realizzo il mio lavoro come un progetto di ricerca personale in corso per fornire un’interpretazione visiva e talvolta sonora di questi fenomeni complessi e astratti. Cerco di commemorare e abbracciare l’effimero della vita.
Fondamentalmente, questo e tutti i miei lavori riguardano la percezione. È costantemente informato dal luogo, dall’emozione, dall’esperienza e dal tempo. Cerco di considerare tutta la vita. Senziente e non, umana e più che umana. In fin dei conti siamo tutti coinvolti in questa storia.

Durabilità nell’epoca della fugacità – Un approccio di accettazione e valorizzazione dei segni dell’usura dati dal tempo

Giulia Maionchi Laba, Italia

Questo progetto vuole sensibilizzare a una riflessione sugli oggetti del nostro quotidiano, sul tempo degli oggetti, ormai sempre più breve ed effimero, e sulla bellezza nascosta che si può trovare lasciando agli oggetti il tempo di vivere, e quindi di scrivere una loro personale biografia in cui i segni del tempo non sono da vedere come semplice obsolescenza, ma come un racconto.

Questi oggetti con le loro imperfezioni si faranno oggetti/testimoni del tempo. Tutti quegli elementi che  spesso vengono considerati come un difetto delle superfici nella nostra società Occidentale, e che invece,  nella loro imprevedibile e non progettabile casualità, possono essere trasformati in punti di forza e bellezza dei manufatti, come avviene in Oriente con l’approccio Wabi Sabi.

Credo che sia necessario fare un passo indietro, o meglio, ricercare un equilibrio ormai perso nella società dell’iper-consumismo. Per questo dovremmo tornare in un’ottica in cui le cose vengono progettate non per essere poi buttate, o al meglio riciclate,  ma per compiere il loro corso, di cui noi siamo partecipi e non spettatori.

L’importanza di trovare soluzioni innovative per “salvare” gli oggetti che hanno per noi un valore e una rilevanza, sia legata alla sfera della funzionalità, sia a quella prettamente affettiva, è ora più che mai una necessità e un nostro compito.

WORKSHOP ARTISTICI

Testi University of applied arts, Austria

La riparazione è probabilmente il compito più urgente che stiamo affrontando (repair in inglese, reparieren in tedesco, in tedesco anche: wiederherstellen (ripristinare), erneuern (rinnovare), heilen (guarire), wiedergutmachen (fare ammenda).

Come si può pensare e attuare la riparazione in modo che i cambiamenti siano possibili in modo sostenibile

sia nel presente che nel futuro? Come possiamo considerare il cambiamento sociale come un dovere, un atto di cura e dedizione, oltre che di rallentamento del tempo?

Quali strategie ci aiutano a non arrenderci?

Possiamo imparare e lavorare insieme (al di là delle età e dei confini culturali, religiosi, di classe ed educativi), e trovarci l’un l’altro al di là dei confini e delle posizioni sociali visibili e invisibili, attraverso una qualche forma di cura e riparazione?

La resilienza può essere acquisita attraverso la visibilità e la consapevolezza delle nostre cicatrici? E: L’arte può aiutarci a sentire i toni delicati e le voci di chi sta in mezzo e ad acquisire la capacità di creare un’utopia?

Con il programma Klassen für Alle: Repair Assembly, l’Università di Arti Applicate di Vienna vorrebbe invitare tutti gli interessati a unirsi a loro nella ricerca di domande e risposte sui processi e le pratiche per imparare insieme verso un presente e un futuro migliori.

Unexpected encounters

RIPARAZIONE SOCIALE – PARLARE INSIEME

Slow Dating di İpek Hamzaoğlu

In modo casuale (attraverso il sorteggio), e nel corso di diversi turni di Slow Dating, i partecipanti sono diventati inaspettati partner di conversazione. L’incontro fisico nello spazio fisico era in primo piano. Guidati durante l’incontro in maniera giocosa sono state poste delle domande: Dove abbiamo bisogno di Riparazione? Cosa posso fare da solo? Cosa possiamo fare meglio insieme? Ma anche: Cosa succede quando parliamo con persone che non conosciamo? Cosa ci rende curiosi?
Come parliamo quando le nostre lingue ci sono estranee? Anche le opinioni diverse e la mancanza di comprensione possono comunque creare uno spazio per imparare.
İpek Hamzaoğlu è un’artista e regista. Il suo lavoro ruota attorno alla rappresentazione della malinconia e sul potenziale delle narrazioni future post-apocalittiche, della conoscenza comunitaria e del gossip. Ha fatto parte del progetto di ricerca artistica “Dis/Possession” e ha pubblicato “Despite Dispossession: Un libro di attività” nel 2021. Fa anche parte di numerosi progetti femministi queer sulla politica dell’archivio, sull’amicizia e sulla produzione collettiva di conoscenza.
İpek Hamzaoğlu è assistente curatoriale e organizzativa di Klasse für Alle.

COSTRUIRE SEDIE PER INCONTRI SOCIALI

RIPARAZIONE DI OGGETTI – COSTRUIRE INSIEME

Workshop di treecycle, UNOs (Theresa Schütz, Rainer Steurer) & Studio Holz (Philipp Reinsberg)

Dopo la selezione casuale dei team e un’introduzione al workshop, gli esperimenti di lavoro si sono svolti il terzo giorno dell’Assemblea.
I nuovi team, composti da persone estranee le une alle altre hanno lavorato insieme. Nei giorni precedenti, dei materiali di riciclo sono stati raccolti (in natura, nei cassonetti, da esposizioni decostruite) e donati. In un secondo momento, dai membri del gruppo, separando e unendo le idee, sono state progettate e costruite delle sedute, che sono state poi utilizzate per la parte THINKING, SPECULATING &TALKING della Repair Assembly.
Il progetto di sedia documentato è di Astrid Boesch-Bodisch (partecipante di Klasse für Alle).

PRATICA DI SEMINA

RIPARAZIONE ECOLOGICA – AGIRE INSIEME

Viaggio sul campo e tour di semina di Isa Klee, partecipante a Klasse für Alle

Isa Klee ha sviluppato questa pratica “artivistica” e culturale per sostenere la biodiversità e rendere più verde la città. Raccogliere, archiviare e seminare semi ovunque vada è una forma di cura dell’ecosistema che è anche cura di sé.
Mentre le specie scompaiono e il cambiamento climatico sta portando i nostri ecosistemi al limite, possiamo avere un impatto positivo creando, dove possibile, un ambiente naturale vario e rigoglioso.
Isa Klee (endangeredspeciesadvocacy) è la vincitrice del Premio per la protezione del clima di Climate Alliance Austria. Dal 2011 è membro fondatore di diversi orti comunitari a Vienna e dell’iniziativa Öko Campus Wien.

APPARECCHIARE LA TAVOLA – CONNETTERE I FILI

OGGETTO E RIPARAZIONE ECOLOGICA – COSTRUIRE E PARLARE INSIEME

Pratica comune di Erika Farina e Johanna Preissler, partecipanti a Klasse für Alle

Come possiamo riunirci e collaborare, come possiamo parlare ognuno con la propria voce e allo stesso tempo lavorare a una causa comune? Un tavolo come possibile spazio per creare e parlare insieme, come simbolo di negoziazione e comunicazione, dove si condivide, si celebra, si piange e si decide, era il punto di partenza.
Il tavolo ha invitato noi e i partecipanti a sederci, a portare e condividere le nostre conoscenze e competenze. Ognuno di noi separatamente e insieme abbiamo tradotto in superfici tessili i nostri pensieri sui temi della collaborazione, cooperazione e comunità.
La materialità era varia, il colore sempre bianco. I fili che abbiamo intrecciato, le idee che abbiamo espresso, li abbiamo riuniti pezzo per pezzo e abbiamo collegato le singole parti creando un’opera che porta molte firme. Una grande superficie bianca, una bandiera, un panno, un collage tessile sono emersi e hanno conquistato il tavolo.
Alla fine della giornata, lavorare insieme, sedersi insieme e parlare insieme ha trasformato il tavolo in un luogo.
La letteratura sul tema della riparazione della Sala di lettura ci ha accompagnato con una lettura pre e post durante la pratica comune.
Abbiamo cucito, ricamato, lavorato all’uncinetto, dipinto, annodato, lavorato a maglia e scritto.
Erika Farina è una sarta di formazione e un’artista freelance. Nel suo lavoro si occupa della connessione tra processi percettivi, materia e forma. Fa parte del gruppo di lettura Artivism di Klasse für Alle.
Johanna Preissler lavora come artigiana e artista. Nei suoi progetti si occupa di spazi e cose e delle loro relazioni con le persone.
Il suo interesse per la collaborazione e la sostenibilità ha portato al gruppo di lettura Artivism di Klasse für Alle.

Note sugli istituti

L’Aalto School of Arts, Design and Architecture è un leader nordico nell’istruzione superiore per il design, la moda, i giochi, i media, l’architettura, il cinema, l’educazione artistica e l’arte. Produciamo ricerca di livello mondiale nell’educazione artistica, nel design e nel pensiero progettuale, nei media digitali e nella cultura visiva, nella pianificazione urbana, nell’architettura e nell’architettura del paesaggio. Educhiamo gli studenti a essere cittadini globali, contribuendo alle loro comunità con approcci fantasiosi, collaborativi, compassionevoli e non convenzionali ad alcune delle sfide più urgenti che il mondo di oggi deve affrontare.

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Fondato nel 1994, il Burren College of Art si trova nell’Irlanda occidentale, nella regione rurale del Burren, un’area famosa per la sua bellezza naturale e il suo ecosistema unico. Siamo un college irlandese senza scopo di lucro, riconosciuto a livello internazionale, specializzato in corsi di laurea, post-laurea e approcci alternativi alla formazione artistica. I nostri programmi post-laurea sono accreditati dalla National University of Ireland di Galway e accolgono studenti da tutto il mondo. Il nostro programma di studi universitari è pensato per gli studenti del Nord America che desiderano studiare all’estero in Irlanda per uno o due semestri. I nostri workshop e programmi di residenza accolgono professionisti internazionali, mentre i nostri programmi Creative Difference e Leadership sono pensati per educare i non artisti ai principi e alle procedure dei processi creativi.
L’MFA/MA in Art & Ecology è stato lanciato nel 2013 come il primo diploma post-laurea in questo campo in Europa. Questo programma altamente preveggente e innovativo è un programma interdisciplinare, basato sulla ricerca, progettato per gli studenti che desiderano sviluppare una pratica artistica incentrata sull’ecologia. Gli studenti laureati sviluppano competenze chiave nella produzione di lavori in studio e sul campo, studiano come le ecologie sociali e terrestri coesistano nel contesto unico del Burren e hanno l’opportunità di partecipare a iniziative collaborative o comunitarie.
Gli studenti lavorano con il team di docenti della BCA, insieme a scienziati ambientali e organizzazioni della comunità locale, per sviluppare un’indagine critica attraverso la pratica artistica. I laureati producono una mostra finale di lavori che coinvolgono la dinamica tra ecologia e pratica artistica e che dimostrano un’incarnazione delle preoccupazioni sociali, culturali e teoriche che modellano il rapporto tra arte contemporanea e pensiero ecologico.

www.burrencollege.ie
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Dipartimento Design Laba Firenze

 

 

Capire la complessità o quasi. Quattro storie di progetti Laba

La ricerca di design, nuovi linguaggi per un nuovo progetto.

Le parole sono le cose: il design ha costruito il lessico della nostra società. Nei prossimi anni, in relazione anche alla pandemia di cui non conosciamo ancora la parabola, il suo ruolo sarà determinante perché gli oggetti si porranno sempre di più al centro dell’attenzione, non solo per la loro funzione pratica ma in particolar modo per la portata simbolica e rituale. È in atto una trasformazione che non è solo economica, ma anche sociale e culturale. Darwin sosteneva che “Non è la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. È quella più predisposta ai cambiamenti”. Il design più innovativo è ricerca dai saperi antichi, le applicazioni più sorprendenti delle creazioni 3D. Riprendendo una riflessione di Maldonado sull’identità del design, ossia che «…il design (…) emerge come un “fenomeno sociale totale”. Vale a dire che esso appartiene a quella categoria di fenomeni che non si possono esaminare isolatamente, ma sempre in relazione ad altri fenomeni con cui costituiscono un unico tessuto connettivo…». Le dinamiche culturali del nostro tempo si profilano sempre più complesse, aggrovigliate. Cercare di comprendere il filo che le tiene insieme appare un’operazione rischiosa ma non futile. Per farlo occorre abbandonare i consueti confini disciplinari, bisogna annettere al territorio di uno sguardo specialistico anche la riflessione ingenua di chi azzarda l’ibridazione linguistica, aprendosi su un campo indefinito povero di istinti univoci e dettagliati. Questo intreccio di spazi, corpi, lingue, storie, materiali e affetti è il territorio con cui si misura il mondo del progetto. Utilizzando, anche, gli oggetti che la popolano come privilegiati catalizzatori culturali ed espressivi. E la chiave di lettura dei progetti Laba presenti in questa mostra, una ricerca che fa parte della mia processualità disviluppo,  ma allo stesso tempo un’occasione per esplorare un territorio, una condizione sospesa, ai confini dell’arte e della vita. Un luogo di tensione dove tutte le relazioni, i rapporti con la sfera del quotidiano sono capaci di creare un potenziale operativo, determinando un ambiente multiplo affermato unicamente da un senso di pluralità.  La disciplina del design può essere pensata come un grande territorio; proprio come per ogni forma artistica, basa la sua esistenza culturale sulla diversità d’espressione.

Angelo Minisci
Coordinatore Dipartimento Design Laba Firenze

La LABA di Firenze è un’Accademia di Belle Arti autorizzata dal MIUR. Un Istituto di alta formazione artistica che ha puntato da sempre su percorsi “innovativi”, vicini alle nuove tecnologie e che prevedono l’utilizzo di supporti legati al multimediale. I Corsi Accademici, equipollenti alla laurea, sono strutturati sul 3+2 attraverso i dipartimenti di Fotografia, Graphic Design & Multimedia, Arti Visive-Pittura, Design, Fashion Design e Cinema e Audiovisivi.
LABA è un network formativo presente in Italia e all’estero con più sedi. L’istituzione fiorentina è attiva dal 2001, con corsi esclusivamente a numero chiuso.

www.laba.biz
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Direttore scientifico: Ingrid Paoletti (Professore Associato in Tecnologia dell’Architettura)

Componenti: Massimiliano Nastri (Professore Associato in Tecnologia dell’Architettura), Saverio Pasquale Spadafora (Technical Supervisor), Maria Anishchenko (PhD Student), Olga Beatrice Carcassi (PhD), Giorgio Castellano (PhD Student), Danilo Casto, Marta D’Alessandro (PhD Student), Gokhan Dede (PhD Student), Andrea Giglio (PhD Student), Giulia Grassi (PhD), Valeria Marsaglia (PhD Student)

Il gruppo Material Balance Research all’interno del Dipartimento ABC – Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito presso il Politecnico di Milano, accoglie le attività di analisi, sia teorica sia applicata, da parte di ricercatori correlati a realtà accademiche, produttive e costruttive in campo internazionale. L’operatività all’interno del gruppo di ricerca si determina attraverso la disamina multidisciplinare (cognitiva e progettuale, metodologica e strumentale) di molteplici ambiti riferiti all’evoluzione tecnologica e alle necessità degli equilibri ambientali all’interno dello scenario contemporaneo. A tale proposito, lo studio intorno alla formulazione scientifica e disciplinare del Material Balance Research si delinea in accordo ai fondamenti propri della “cultura politecnica”, promuovendo i principi e le procedure orientate alle necessità di limitazione delle risorse non rinnovabili, di riduzione delle emissioni inquinanti e di “trasformazione” (di processi, tecnologie e materiali) al fine di limitare gli impatti sull’ambiente: questi riferimenti, etici e culturali, contribuiscono a stabilire le strategie, i criteri e gli ambiti di analisi e applicazione, attraverso la messa a punto di temi e di obiettivi diretti a sostenere l’innovazione all’interno della cultura tecnologica della progettazione e della tecnologia dell’architettura.

www.materialbalance.polimi.it


 

Klasse für Alle è il nuovo programma di educazione continua creato dall’Univesità delle Arti Applicati di Vienna con lo scopo di aprire i suoi istituti e dipartimenti a tutti colori che sono interessati a discutere di, riflettere su e ridisegnare la nostra società. L’urgenza creata dai pericoli esistenziali odierni richiede un’azione collettiva e dialogo. Invitiamo persone di tutte le età, culture e trascorsi, provenienti da qualsiasi campo professionale, che abbiano o meno una formazione scolastica, e che abbiano una varia gamma di interessi e abilità, a lavorare nella creazione di un presente e un futuro in cui valga la pena vivere. In Klasse für Alle impareremo dagli altri e con gli altri, e con il minimo della gerarchia possibile. Artisti e altri specialisti (interni o esterni all’Università) guideranno e accompagneranno le persone in questo percorso. L’apprezzamento reciproco e il rispetto per le diverse opinioni costituiranno la base di questa cooperazione.

www.klassefueralle.uni-ak.ac.at
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